Il 15 maggio 2016, con gli allievi del Corso Avanzato di Recitazione per Giovani e del Corso di Scrittura Creativa e Teatro per Adulti dell’ A.A. 2015/2016, si e’ dato vita ad una messinscena da “Ubu Roi” di Alfred Jarry (1873 – 1907) e da testi realizzati dagli allievi del Corso di Scrittura Creativa e Teatro per Adulti. Con la Direzione dei Corsi di Francesca Zerman e Andrea de Manincor, il coordinamento teatrale di Andrea de Manincor e la supervisione di Barbara de’Nucci, gli allievi hanno lavorato sul testo “Ubu Roi” di Alfred Jarry (1873 – 1907), uno dei fondamentali  della drammaturgia del primo Novecento: nasce come una farsa, uno scherzo sul linguaggio del potere, una parodia di tragedie ben più alte – il primo pensiero va a Macbeth di Shakespeare – ma in breve tempo finisce per essere esso stesso un testo di riferimento, preso a modello dalla drammaturgia successiva, in particolare dal teatro dell’assurdo (Ionesco, Adamov, Beckett fino a Pinter) di cui risulta un progenitore.

La deformazione grottesca della classica “tragedia di vendetta” – al centro una coppia, Padre Ubu e Madre Ubu, che si sbarazza del Re di Polonia per indossare la corona, ma poi il figlio sopravvissuto di quest’ultimo, Bufalotto, tenta di impossessarsene nuovamente  – è diventata per noi spunto di divertito gioco sulla deformazione stessa del potere. In fondo, per riprendere un vecchio adagio ripetuto anche nello spettacolo, “il potere logora chi non ce l’ha”, ma poi il logoramento finisce per essere ossessione quando una corona, una poltrona, un incarico si palesano di fronte a noi con la certezza di poterli possedere. Ed ecco che tutti rischiamo di diventare Padre Ubu e Madre Ubu, o  figli alla ricerca di una vendetta, o despoti per prevaricare le istituzioni … ed è questo che lega il percorso di Ubu ai dialoghi originali che vengono recitati. Infatti, a incorniciare e spezzare volutamente le soluzioni grottesche della messinscena di Ubu ci pensano i dialoghi realizzati dagli allievi del Corso di Scrittura Creativa e Teatro per Adulti, che declinano le varie facce del potere con linguaggio personale, parlando del potere della parola, del potere della persuasione, del potere della sopraffazione, del potere della menzogna, del potere della fama, del potere del denaro  …

Ne esce un esperimento, un tentativo, un percorso parallelo, a segnalare come fra stretta contemporaneità e modernità novecentesca ci sia un legame indissolubile, spesso purtroppo fra tutte quelle “cose” brutte, sporche, visceralmente umane e imperfette che dovremmo cominciare a superare.